Risk Parity

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri May 25, 2018 2:51 pm

Io lo preferisco anche sull'equity ma de gustibus.... sulle commodity invece non ha senso se lo scopo e' quello di difendersi dall'inflazione.
Ho trovato anche il DB con valuta non coperta (quotato in USD).

Hai visto l'Ossiam? Mi sembra decisamente il migliore.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Fri May 25, 2018 3:17 pm

Sì, ti ho risposto poco fa sulla mail.
Sembra anche me preferibile. Peccato sia un po' meno liquido del DB e che escluda i grains (hai capito perchè?)

Sull'hedging dell'equity la discussione è quasi filosofica, ma secondo me la globalizzazione attuale che fa sì che le società (specie le più grandi che rappresentano la quasi totalità degli indici) siano molto diversificate a livello geografico in termini di fonti di ricavi. Ad esempio, un investitore europeo che volesse comprare azioni Toyota, dovrebbe coprirsi dal rischio di cambio, considerato che una fetta importante del fatturato (e degli utili) di Toyota sono in valuta diversa dallo yen? Nel breve periodo i prezzi si possono discostare dai fondamentali, ma nel lungo no.

Questo rende la valuta di denominazione dell'azione un dato irrilevante, un po' come per gli ETF. Faresti la copertura valutaria (short USD long EUR) su un ETF sull'MSCI World, solo perchè magari è denominato in USD? Ovviamente no, perchè la valuta di denominazione è solo una convenzione e dentro ci sono società di tantissimi paesi e i relativi flussi di ricavo sono nelle valute più disparate.

Ad esempio nel caso dell'S&P500 il 50% dei ricavi arriva da fuori gli USA. Una copertura valutaria rischia quindi di aumentare l'esposizione valutaria, anzichè ridurla.

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Thu May 31, 2018 5:30 pm

Io la vedo cosi sulle commodities:
La fluttuazione dei tassi di cambio nel breve e' un problema. Se un litro di succo d'arancia costa 1 dollaro in USA e 0.85 Euro nell'eurozona e l' fx si svaluta del 10% in 3 mesi per svariati altri motivi, una perdita del 10% perche' si e' unhedged e' antipatica da digerire...chiaramente funziona anche nell'altro senso e l'fx puo' essere un gain. Pero' il litro di succo d'arancia costera' sempre 0.85 euro nell'eurozona (e 1$ in america) quindi piu' che ottenere il commodity risk premium e/o difendermi dall'inflazione mi sono preso il richio cambio su un asset USA e basta. Il ragionamento e' lo stesso dei bond.
Pero' se si da importanza maggiore alla difesa dall'iperinflazione allora si'. Se investo hedged e la mia valuta di riferimento, l'euro, attraversa un periodo di alta inflazione che inevitabilmente porta al deprezzamento della valuta vs dollaro allora non sono protetto.

Per questo, come dicevo, forse la cosa che ha piu' senso e fare un po' e un po'. Non so come la pensi.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Jul 31, 2018 11:53 am

Roll Yield per le commodities.

In fase di backtest nello scegliere i pesi tra segnale a breve e a lungo (15% roll 5d + 85% roll 10y) mi ero semplicemente basato sulla metodologia di RA, per non complicarmi la vita.
Guardando ora i dati e considerando come target il roll yield medio futuro nei successivi 12 mesi, sembra che il peso dato al segnale di lungo sia in realtà troppo alto.
Ho provato a fare un'analisi statistica volta a individuare la migliore stima del roll medio nei successivi 12 mesi, basandomi sulla storia di 12 contratti futures (equipesati) dal 1960 a oggi. Ho testato vari orizzonti di lookback (da 5gg a 10 anni) e viene fuori che il grosso della variabilità può essere spiegato utilizzando lo yield storico a 5gg, 6 mesi, 1 anno e 10 anni. In particolare, arrotondando un po' i pesi, la migliore stima è 30%*5d + 30%*6m + 20%*1y + 20%+10y

E' un approccio sicuramente più soggetto a data mining rispetto a quello di RA, ma la differenza è notevole: la correlazione passa dal 18% al 40% e l'errore standard dal 2% all'1.7%


Finora per il portafoglio reale mi ero basato sulla stima del roll return di RA (mentre già mi calcolavo da solo il mean reversion return). Sulla base di questa analisi penso che passerò a calcolarmi da solo anche il roll return, anche perchè il portafoglio dell'Ossiam differisce parecchio dagli indici standard, sia perchè esclude le agri commodities, sia per il risk weighting; visto che spesso le curve delle varie materie prime hanno forma completamente diversa, la differenza potrebbe non essere trascurabile. Quandl.com tra l'altro ha un'ottima integrazione con excel, quindi la procedura dovrebbe essere completamente automatizzabile.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Jul 31, 2018 12:26 pm

Non mi e’ chiaro dal paper di RA perche’ sottraggono dal roll yield il real collateral return.

In modeling the roll yield, it is therefore important not to model the roll yield independently, but to actually model the yield component as a whole (i.e., including the implied collateral). We will back out collateral at the end in order to display these components separately for the purpose of greater transparency.
Finally, because we modeled yield, we subtract the real collateral return in order to isolate the roll yield.

Da come l'ho capita: loro modellizzano (che immagino voglia dire backtestano???) l'yield, comprensivo del roll yield e del collateral yield (probabilmente per considerare le interazioni tra i due). Dopo avere determinato l'yield, sottraggono il collateral yield per isolare il roll yield.
Dalla mia analisi non trovo nessuna relazione del roll yield con i livelli assoluti/variazioni dei tassi a breve/lungo, quindi ho analizzato il roll yield da solo.


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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Jul 31, 2018 12:33 pm

Leggendo meglio la metodologia di RA, vedo che in realtà non considerano solo il gap tra front e 2nd month, ma l'intera curva (guardano alla pendenza della retta di regressione sui prezzi alle varie scadenze).
Quandl ha anche i mesi più lontani, quindi quando ho tempo/voglia provo a rifare l'analisi in questo modo, ma non credo che cambierà la conclusione a cui sono giunto.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Jul 31, 2018 12:59 pm

Altra cosa: RA come Panagora parla di rebalancing return. AQR invece dice che non esiste (Portfolio rebalancing – Common misconceptions)

Rebalancing does not earn positive returns – and is not a positive expected return strategy – unless prices are mean-reverting at a frequency the rebalancing process can capture.

Anche qui per come l'ho capita io. Il rebalancing return è molto simile a un approccio value: quando ribilanci i pesi degli asset ai loro pesi originari, vendi quelli che sono saliti e compri quelli che sono scesi. Se i rendimenti di questi asset evidenziano mean reversion (e se questa mean reversion si realizza almeno in parte tra un ribilanciamento e l'altro), allora comprerai gli asset che hanno rendimenti attesi maggiori e venderai quelli che hanno rendimenti attesi minori. Ne deriva quindi che il rendimento del portafoglio è superiore alla media ponderata dei rendimenti degli asset. Altra condizione è che gli asset siano tra di loro non perfettamente correlati, altrimenti il beneficio si annulla.

Nel caso delle commodities, direi che le condizioni sono rispettate, perchè la correlazione tra le singole commodity non è elevata e storicamente hanno evidenziato una forte mean reversion.
Dai miei dati, la media semplice degli excess return annuali dei 12 contratti principali dal 1990 a oggi è stata di -3.9%.
L'excess return di un indice equal weight ribilanciato mensilmente sarebbe stato -0.9%, che diventa -0.8% con ribilanciamento annuale.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Jul 31, 2018 2:33 pm

Ho riflettuto meglio sul rebalancing return.
Prima ho scritto "la media semplice degli excess return annuali dei 12 contratti principali dal 1990 a oggi è stata di -3.9%". Se però ragioniamo in termini di terminal wealth, 100€ investiti e non ribilanciati terminano a 96€, mentre 100€ ribilanciati terminano a 79€.
Bisogna capire se nel nostro caso ha più senso guardare alla media dei rendimenti semplici o al terminal wealth Rolling Eyes

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Aug 03, 2018 12:24 pm

younggotti wrote:
Non mi e’ chiaro dal paper di RA perche’ sottraggono dal roll yield il real collateral return.

In modeling the roll yield, it is therefore important not to model the roll yield independently, but to actually model the yield component as a whole (i.e., including the implied collateral). We will back out collateral at the end in order to display these components separately for the purpose of greater transparency.
Finally, because we modeled yield, we subtract the real collateral return in order to isolate the roll yield.

Da come l'ho capita: loro modellizzano (che immagino voglia dire backtestano???) l'yield, comprensivo del roll yield e del collateral yield (probabilmente per considerare le interazioni tra i due). Dopo avere determinato l'yield, sottraggono il collateral yield per isolare il roll yield.
Dalla mia analisi non trovo nessuna relazione del roll yield con i livelli assoluti/variazioni dei tassi a breve/lungo, quindi ho analizzato il roll yield da solo.


Bah, a me continua a non essere chiaro.

Real Commodity Return = Collateral Return + Roll Yield + ΔSpot Value. Scrivono loro. Gia' qui un po' mi perdo, io avredi detto:

Expected Real Commodity Return = Nominal Collateral Return + Roll Yield + ΔSpot Value - Expected Inflation, quindi il loro "Collateral return" dovrebbe essere reale ma dal paper sembra nominale, non mi torna.

Il Roll Yield lo calcolano come contango/backwardation meno REAL collateral return. Quindi dicono implicitamente che nel contango/backwardation c'e' una componente tassi reali? E se anche fosse perche' la devo sotrarre? Se e' per isolare il true roll va bene ma poi la devo riaggiungere da qualche altra parte altrimenti mi perdo il rendimento complessivo.

Pensandoci pero' il prezzo future e' F = S * (1+r)t quindi in assenza di dividendi e ceteris paribus il back contract deve valere piu' del front solo per il cost of funding. Quindi se calcolo roll return come differenza tra i due prezzi future rischio di sottostimarlo perche' in realta' la differenza, in questo caso, e' solo il diverso cost of carry a scadenza. Quindi il vero roll da backwardation e' la differenza dei prezzi non spiegata da carry. Pero' il carry lo devi aggiungere, non sottrarre? Boh, ci devo pensare



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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Aug 03, 2018 12:26 pm

younggotti wrote:Roll Yield per le commodities.

In fase di backtest nello scegliere i pesi tra segnale a breve e a lungo (15% roll 5d + 85% roll 10y) mi ero semplicemente basato sulla metodologia di RA, per non complicarmi la vita.
Guardando ora i dati e considerando come target il roll yield medio futuro nei successivi 12 mesi, sembra che il peso dato al segnale di lungo sia in realtà troppo alto.
Ho provato a fare un'analisi statistica volta a individuare la migliore stima del roll medio nei successivi 12 mesi, basandomi sulla storia di 12 contratti futures (equipesati) dal 1960 a oggi. Ho testato vari orizzonti di lookback (da 5gg a 10 anni) e viene fuori che il grosso della variabilità può essere spiegato utilizzando lo yield storico a 5gg, 6 mesi, 1 anno e 10 anni. In particolare, arrotondando un po' i pesi, la migliore stima è 30%*5d + 30%*6m + 20%*1y + 20%+10y

E' un approccio sicuramente più soggetto a data mining rispetto a quello di RA, ma la differenza è notevole: la correlazione passa dal 18% al 40% e l'errore standard dal 2% all'1.7%


Finora per il portafoglio reale mi ero basato sulla stima del roll return di RA (mentre già mi calcolavo da solo il mean reversion return). Sulla base di questa analisi penso che passerò a calcolarmi da solo anche il roll return, anche perchè il portafoglio dell'Ossiam differisce parecchio dagli indici standard, sia perchè esclude le agri commodities, sia per il risk weighting; visto che spesso le curve delle varie materie prime hanno forma completamente diversa, la differenza potrebbe non essere trascurabile. Quandl.com tra l'altro ha un'ottima integrazione con excel, quindi la procedura dovrebbe essere completamente automatizzabile.

I pesi li hai calcolati scrivendo l'equazione e risolvendo con il solver per massimizzare la correlazione?

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Aug 03, 2018 12:28 pm

younggotti wrote:
Altra cosa: RA come Panagora parla di rebalancing return. AQR invece dice che non esiste (Portfolio rebalancing – Common misconceptions)

Rebalancing does not earn positive returns – and is not a positive expected return strategy – unless prices are mean-reverting at a frequency the rebalancing process can capture.

Anche qui per come l'ho capita io. Il rebalancing return è molto simile a un approccio value: quando ribilanci i pesi degli asset ai loro pesi originari, vendi quelli che sono saliti e compri quelli che sono scesi. Se i rendimenti di questi asset evidenziano mean reversion (e se questa mean reversion si realizza almeno in parte tra un ribilanciamento e l'altro), allora comprerai gli asset che hanno rendimenti attesi maggiori e venderai quelli che hanno rendimenti attesi minori. Ne deriva quindi che il rendimento del portafoglio è superiore alla media ponderata dei rendimenti degli asset. Altra condizione è che gli asset siano tra di loro non perfettamente correlati, altrimenti il beneficio si annulla.

Nel caso delle commodities, direi che le condizioni sono rispettate, perchè la correlazione tra le singole commodity non è elevata e storicamente hanno evidenziato una forte mean reversion.
Dai miei dati, la media semplice degli excess return annuali dei 12 contratti principali dal 1990 a oggi è stata di -3.9%.
L'excess return di un indice equal weight ribilanciato mensilmente sarebbe stato -0.9%, che diventa -0.8% con ribilanciamento annuale.

Il punto di AQR e' chiaro, pero' Qian e Willembrok (se si scrive cosi) presentano una formula matematica per calcolare il roll return e questa prescinde da mean reversion (e - aggiungo - momentum). Chi avra' ragione?

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Aug 03, 2018 2:16 pm

Ne approfitto per appuntarmi qui anche quello che abbiamo scoperto sui pesi della ERC cosi' non ci dimentichiamo:
far girare diversi strumenti singolarmente porta ad allocazioni diverse rispetto a far girare dei loro composite se le misure di volatilita' e correlazione non vengono dallo stesso identico sample.

Test: 1. Far girare strumenti singolarmente con determinati risk weight per calcolare allocazioni nominali 2. Costruire indice composito con pesi pari alle allocazioni nominali relative. 3. Far rigirare indice composito con risk weight pari alla somma dei risk weight dei singoli strumenti per ottenere allocazione nominale.

Se vol e correlazioni arrivano dallo stesso sample le allocazioni al punto 1 e 3 coincidono. Se i sample sono diversi le allocazioni al punto 3 sono da preferire a quelle del punto 1.






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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Sat Aug 04, 2018 9:58 pm

Rispondo con calma ai tuoi ultimi post, ma volevo chiederti una cosa.
Oggi guardavo il factsheet di aqr risk parity (versione usa) e mi è caduto l'occhio sulla risk allocation di quasi un quarto sul comparto credit.
Se non ricordo male, in passato avevamo già parlato della cosa e concordavamo sul fatto che fosse un'esposizione superflua. Guardando sul sito di aqr, il paper più rilevante mi sembra questo, dove concludono che (contrariamente a quanto affermano altri ricercatori, il credit risk premium ha valenza autonoma e non è una semplice combinazione di intetest rate ed equity risk. Dalle loro analisi il portafoglio più efficiente ex post avrebbe sempre una allocazione rilevante sul credito sia ig che hy.
http://ssrn.com/abstract=2563482

È vero che nel paper si parla solo di corporate, mentre nel fondo il comparto credit include anche emerging market credit, però direi che per quest'ultimo la possibilità che sia una semplice riformulazione di altri risk premia è concettualmente ancora più difficile da argomentare.

Come la vedi?



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Re: Risk Parity

Post by Admin on Sun Aug 05, 2018 8:48 am

Si è cosi, il primo fondo AQR risk parity ha 1/4 del risk budget in credit. Da allora AQR ne ha creati altri due (LV e HV) e non hanno allocazione al credito. Stessa cosa per lo UCITS. Se gli ultimi sono un’evoluzione del primo...
Invesco non alloca al credito. Panagora alloca un 4pct del risk budget totale a US credit. Dai nostri test credit non sembra essere molto utile e anche intuitivamente propenderei per l esclusione (correl 0.8 con equity - che è meno di 1, forse un pizzico ci sta ma non 1/4 a scapito delle altre 3 assett class). Non ho letto il paper, EX POST c’è allocazione al credito, sarebbe interessante vedere la differenza di performance con un portafoglio senza credito e vedere se è statisticamente rilevante.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Sun Aug 05, 2018 3:20 pm

Lv e hv stanno per low e high vol? Non credo si tratti semplicemente di un'evoluzione (se si fossero convinti che credit è superfluo, nessuno gli vietava di modificare anche il primo fondo no?).
Tu che ormai sei pappa e ciccia con loro Very Happy hai provato a chiedere qual è il motivo di questa scelta così diversa?

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Sun Aug 05, 2018 6:59 pm

Scusami in realtá i nomi sono MV e HV (medium e high vol) e sono identificati come Risk Parity II (seconda generazione?). MV ha 10% vol, cosi’ come l’originale, mentre l hv ha vol 15pct. Secondo me è una scelta di marketing, chi vuole anche il credito investe nel primo, chi no nel II. Modificare il primo sarebbe stata un’ammissione di errore? In passato devo aver chiesto al tipo perché lo ucits ricalca il II e non l’I. Devo trovare email

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Aug 06, 2018 10:23 am

Admin wrote:

Bah, a me continua a non essere chiaro.

Real Commodity Return = Collateral Return  + Roll Yield + ΔSpot Value. Scrivono loro. Gia' qui un po' mi perdo, io avredi detto:

Expected Real Commodity Return = Nominal Collateral Return  + Roll Yield + ΔSpot Value - Expected Inflation, quindi il loro "Collateral return" dovrebbe essere reale ma dal paper sembra nominale, non mi torna.

Il Roll Yield lo calcolano come contango/backwardation meno REAL collateral return. Quindi dicono implicitamente che nel contango/backwardation c'e' una componente tassi reali? E se anche fosse perche' la devo sotrarre? Se e' per isolare il true roll va bene ma poi la devo riaggiungere da qualche altra parte altrimenti mi perdo il rendimento complessivo.

Pensandoci pero' il prezzo future e' F = S * (1+r)t quindi in assenza di dividendi e ceteris paribus il back contract deve valere piu' del front solo per il cost of funding. Quindi se calcolo roll return come differenza tra i due prezzi future rischio di sottostimarlo perche' in realta' la differenza, in questo caso, e' solo il diverso cost of carry a scadenza. Quindi il vero roll da backwardation e' la differenza dei prezzi non spiegata da carry.  Pero' il carry lo devi aggiungere, non sottrarre? Boh, ci devo pensare



Sì, nel paper non è chiarissimo se il collateral return è nominale o reale, ma se guardi le attuali attese di rendimento pubblicate sul sito prende il nominal cash rate e poi sottrae l'inflazione, quindi è quello reale.

Hai ragione, mi è venuto in mente solo dopo il legame tra tassi e term structure. In teoria, a rigor di logica mi aspetterei che con i tassi alti il roll yield tenda a essere negativo (contango) e viceversa. Però guardando i dati il legame non esiste proprio.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Aug 06, 2018 10:26 am

Admin wrote:

I pesi li hai calcolati scrivendo l'equazione e risolvendo con il solver per massimizzare la correlazione?

Ho fatto una regressione multipla tra i vari lookback storici e il carry futuro.
Poi, visto che la somma dei pesi veniva circa 75%, ho riscalato i pesi totali a 100% (anche se in realtà non so se ha senso farlo: probabilmente il fatto che la somma faccia 75% implica un peso del 25% su una reversion verso la media strutturale del carry che è ipotizzabile attorno allo 0).

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Aug 06, 2018 3:48 pm

Admin wrote:Si è cosi, il primo fondo AQR risk parity ha 1/4 del risk budget in credit. Da allora AQR ne ha creati altri due (LV e HV) e non hanno allocazione al credito. Stessa cosa per lo UCITS. Se gli ultimi sono un’evoluzione del primo...
Invesco non alloca al credito. Panagora alloca un 4pct del risk budget totale a US credit. Dai nostri test credit non sembra essere molto utile e anche intuitivamente propenderei per l esclusione (correl 0.8 con equity - che è meno di 1, forse un pizzico ci sta ma non 1/4 a scapito delle altre 3 assett class). Non ho letto il paper, EX POST c’è allocazione al credito, sarebbe interessante vedere la differenza di performance con un portafoglio senza credito e vedere se è statisticamente rilevante.

Ho provato a rifare i loro test.
Ho considerato MSCI World, BBgBarc US Corp Bond, BBG Commodity Index (allungato con il mio storico di futures). Per i Treasuries, la serie più lunga che ho trovato è quella di Citi, che però parte solo dal 1985. Per allungare la serie, ho considerato alternativamente la performance media dei fondi US Intermediate Treasuries da morningstar e la serie ricostruita da me sulla base dei tassi decennali e della stima di duration. Ho escluso i TIPS perchè lo storico è troppo breve.

Il portafoglio con il massimo sharpe dal 1972 a oggi avrebbe le seguenti allocazioni:
- ipotesi treasuries con mia curva:  CORP 72%;   TREAS 0%;   EQUITY  14%;   COMM 13%
- ipotesi treasuries da MS: CORP 46%; TREAS 27%; EQUITY 15%; COMM 12%

Qualche osservazione:
- assumere troppa duration non paga (è anche una conclusione ricorrente di AQR nei vari paper sull'anomalia "low risk"). Il mio "prolungamento" della serie treasuries ha una duration superiore rispetto a quella dei fondi intermediate e questo addirittura azzera l'esposizione ai treasuries, nonostante stiamo parlando di soli  13 anni di storico su 46 totali (incide ovviamente il fatto che in quei 13 anni i tassi abbiano vissuto un'impennata storica)
- escludendo le commodities, la seconda allocazione diventerebbe CORP 55%; TREAS 26%; EQUITY 20%. L'allocazione è molto simile a quella "ottimale" che trova AQR nel paper che ti ho linkato (48/35/17), basata sul periodo 1936-2014.
- tenendo conto delle volatilità (ma ignorando le correlazioni), la seconda allocazione in termini di risk weigths diventerebbe CORP 37%, TREAS 16%, EQUITY 25%, COMM 22%. Se teniamo conto che io non ho considerato un'esposizione pura al credito, ma una posizione cash bonds che quindi equivale a esposizione lunga rates+credit, la risk allocation assomiglia un po' a quella dell'AQR Risk Parity I (per il quale il 25% di credit è credit puro senza rates).
- c'è da dire che, contrariamente a quanto le allocazioni elevate sembrano suggerire, il beneficio derivante dall'inclusione dei corporate non è elevato: lo sharpe infatti passa da 0.49 (se considero solo equity/treasury/comm) a 0.52, quindi non stiamo parlando di niente di trascendentale, anche perchè la correlazione corporate-treasuries è superiore all'80%.
- ho provato a includere anche i bonds EM (hard currency). Ho considerato il JPM EMBI dal 1993, allungandolo fino al 1985 con i fondi di MS. In questo caso, l'ottimizzatore non dà nessuna allocazione all'asset class.

Conclusione? Secondo me una allocazione ci può stare. 25% forse è un po' troppo, ma 10-15% mi sembra ragionevole. Anche se i dati sembrano dire altro, suddividere l'allocazione tra corporate IG, corporate HY, EM HC e EM LC mi sembra una scelta di buon senso. Nel caso degli EM le scelte sono abbastanza obbligate, mentre per il mondo corporate bisognerebbe capire se ha più senso:
- scegliere un'esposizione pura al credito (ETF DB su itraxx e itraxx crossover), riducendo di pari importo l'allocazione all'equity
- scegliere un'allocazione su cash bonds, riducendo sia l'esposizione rates che quella equity (dai miei dati, la risk allocation dell'IG andrebbe presa per il 30% dall'equity e il 70% dai bonds; a occhio per HY invertirei le due percentuali)

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Aug 07, 2018 9:51 am

Qualche altra riflessione.

Mi suonava strano lo sharpe dei corporate bonds (0.45), parecchio elevato rispetto a quello di treasuries e stocks (circa 0.30 per entrambi). Però ha perfettamente senso: l'80% della varianza dei rendimenti dei corporate è spiegabile con un semplice portafoglio 90% treasuries + 10% stocks, il cui sharpe è 0.42. I corporate aggiungono un pizzico di efficienza in più, ma il grosso del beneficio deriva dal mix di rates + equity risk premium. In sostanza i corporate li vedrei assimilabili a una sorta di risk parity bonds/stocks e in questo senso, come investimento stand-alone, in termini di efficienza sono preferibili rispetto a stocks o governativi. In ottica di portafoglio chiaramente buona parte del beneficio si perde.

Tornando alle due alternetive (ETF corporate o itraxx), per un portafoglio senza leva la seconda strada non mi sembra percorribile. L'ETF itraxx è in sostanza una posizione corta CDS + cash collateral return. La correlazione con l'equity è molto alta (circa 70%), quindi un'allocazione su itraxx andrebbe a mangiare interamente la quota di equity. Il problema è che l'itraxx ha una vola troppo bassa (poco più del 2%, un sesto dell'equity) e questo per i miei gusti abbassa troppo il rendimento atteso del portafoglio (chiaramente d'altra parte abbassa anche il rischio). Senza considerare che, in termini di fee/vol, l'allocazione sull'ETF itraxx main è quasi 10 volte più costosa rispetto a quella equity (col crossover chiaramente andrebbe meglio).

L'alternativa sarebbe quindi quello dell'allocazione su corporate bonds. Nel caso dell'IG, l'allocazione attingerebbe per il 30% da stocks e il resto da govt bonds. Riflettendoci, nel mio caso però qui c'è un altro problema: quello fiscale. I governativi sono infatti tassati al 12.5, mentre i corporate al 26. Se introduco l'aspetto fiscale nell'ottimizzatore, l'allocazione sui corporate piomba a zero. Si potrebbero salvare gli EM bonds (la maggior parte degli emittenti sono in white list), ma non so se il gioco vale la candela.

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Sat Aug 11, 2018 7:26 pm

Anche se investi i etf govenativi la tassazione è agevolata?
Come hai determinato 30:70 per attingere da equity/ treasuries? Leggo dal cell e forse me lo sono perso.
Commodities: alla luce del tuo studio sei ancora dell avviso di farle a cambio scoperto (vol fx si mangia il risicato roll yield)?
Multiregressione: non saprei da dove partire con excel :-) Per ovviare ai pesi che non sommano a 100 non potresti scrivere l equazione dei ritorni in funzione dei diversi orizzonti e calcolare la correlazione con ritorni actual e dire al solver di cambiare i pesi in modo da massimizzare correlazione?

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Aug 13, 2018 2:07 pm

Admin wrote:Anche se investi i etf govenativi la tassazione è agevolata?
Sì, è l'aliquota agevolata è in proporzione alla quota di titoli white list in portafoglio. Questo tra l'altro vuol dire che i fondi managed futures, che grossa parte del portafoglio in titoli di stato, sono in buona parte a tassazione agevolata (es. QME è attorno al 60%).


Admin wrote:Come hai determinato 30:70 per attingere da equity/ treasuries? Leggo dal cell e forse me lo sono perso.

Facendo la regressione dei rendimenti corporate viene fuori in sostanza 100% treasuries + 10% equity. Considerando le diverse volatilità di equity e treasuries e riscalando a 100, vuol dire che per creare un'esposizione corporate sintetica, dovrei avere una risk allocation all'incirca 30/70.

Admin wrote:
Commodities: alla luce del tuo studio sei ancora dell avviso di farle a cambio scoperto (vol fx si mangia il risicato roll yield)?
Non ho capito il legame tra vol fx e carry.


Admin wrote:
Multiregressione: non saprei da dove partire con excel :-) Per ovviare ai pesi che non sommano a 100 non potresti scrivere l equazione dei ritorni in funzione dei diversi orizzonti e calcolare la correlazione con ritorni actual e dire al solver di cambiare i pesi in modo da massimizzare correlazione?
La multiregressione la puoi impostare tu manualmente e risolverla con il solver (trovi i coefficienti che minimizzano lo scarto quadratico medio tra la retta di regressione e i dati veri) o più semplicemente lasciar fare tutto a excel (dati / analisi dati / regressione).
Non sono uno statistico, però con la regressione in realtà non massimizzi la correlazione, ma trovi la retta che minimizza la differenza media (quadrata) tra i dati teorici (quelli che vengono fuori dalla regressione) e quelli effettivi. Le due cose tendenzialmente vanno di pari passo, ma potresti avere due curve con correlazione alta ma scarto quadratico medio enorme. Il fatto che la somma non faccia 100 non mi turba, anche perchè mi pare che abbia un suo significato economico (parziale mean reversion vero lo zero).

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Aug 13, 2018 2:14 pm

Off topic: visto che grazie all'ESMA il trading dei CFD con IB è diventato più costoso, sto cercando un'alternativa per la copertura della strategia in titoli. I CFD erano perfetti perchè, avendo controvalori modestissimi per singoli contratto, mi permettevano di coprire ciascun mercato col suo indice (Nikkei, S&P, Eurostoxx). Per i futures l'unico adatto mi sembra MSCI World Index Futures (FMWN) di Eurex. Con un contratto si muove una cifra contenuta (27.000 euro) e ha spread accettabili. Inoltre mi sembra adatto per finalità di copertura perchè, essendo l'indice sottostante in euro, di fatto si attua anche una copertura del cambio (a patto ovviamente che il portafoglio coperto abbia una composizione geografica analoga).
Che ne pensi? Ti vengono in mente alternative?

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Mon Aug 13, 2018 8:41 pm

Nessuna relazione tra fx e roll, in sostanza sollevavo lo stesso punto sollevato per i bond: investire in commodities a cambio scoperto per portare a casa il roll yied è come raccogliere pennies in strada mentre passa un caterpillar. Se è per l inflazione allora giusto il cambio scoperto.

Futures: se sei alla ricerca di futures con taglio piccolo il mini nikkei e il dj europe 600 hanno controvalore di circa 18k. Il future msci si eurex ha spread un po larghetto (a memoria 4-5bps) e quello in euro dovrebbe essere meno liquido di quello innusd se ricordo bene. Non so esattamente cosa ti serva.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Tue Aug 14, 2018 8:24 am

Admin wrote:Nessuna relazione tra fx e roll, in sostanza sollevavo lo stesso punto sollevato per i bond: investire in commodities a cambio scoperto per portare a casa il roll yied è come raccogliere pennies in strada mentre passa un caterpillar. Se è per l inflazione allora giusto il cambio scoperto.
A mio parere sono due elementi indipendenti. Il roll yield puro (inteso come effetto di contango/backwardation) è indipendente dalla copertura del cambio o meno. A quello aggiungi il rendimento del collateral che nel caso del cambio coperto è a grandi linee assimilabile all'euribor, mentre col cambio aperto è USD Libor + variazioni EURUSD.

Admin wrote:
Futures: se sei alla ricerca di futures con taglio piccolo il mini nikkei e il dj europe 600 hanno controvalore di circa 18k. Il future msci si eurex ha spread un po larghetto (a memoria 4-5bps) e quello in euro dovrebbe essere meno liquido di quello innusd se ricordo bene. Non so esattamente cosa ti serva.

Grazie, non conoscevo nessuno dei due.
Europe 600 è FXXP di Eurex?
http://www.eurexchange.com/exchange-en/products/idx/stx/bmc/STOXX--Europe-600-Index-Futures/18042

Mini nikkei immagino quello su JPX, che mi sembra più liquido di quello su CME, giusto?

Hai ragione, l'MSCI in Euro per essere un future è abbastanza largo come spread (circa 9bps). Alla fine della fiera però, se non ci fai trading intraday, secondo me 9 o 3 non cambia molto alla fine della fiera. Immaginando 3/4 trades all'anno sono 10 bps di costo in più, secondo me non è quello che fa la differenza, specie nel mondo equity.

Mi confermi che per l'azionario USA invece non c'è niente con taglio piccolo vero? Non capisco perchè le varie borse non lancino future con taglio modesto (specie nel mondo fixed income): con tagli da 100k in su tagli fuori a prescindere tutto il mondo retail/affluent. E' vero che il 99.9% non sa nemmeno cosa sia un future (ed è meglio che sia così) ma per quello 0.1% può rappresentare un'alternativa efficiente rispetto agli etf. Anche per un private con un portafoglio da 1 mln, tagli così grossi possono creare problemi in termini di granularità del portafoglio.

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