Risk Parity

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Tue Aug 14, 2018 9:48 am

Roll/fx: si, non c entrano niente l uno con l altro, forse non mi sono spiegato bene, quello che voglio dire è che non ha senso investire in una cosa con rendimento atteso molto basso se poi basta un asettimana di movimento dell fx per cancellare il gain di un anno. Stessa considerazione dei bond, in poche parole. Se il tuo obiettivo e portare a casa il roll yield allora fallo a cambio coperto. Se il tuo obiettivo è avere inflation insurance vs euro allora cambio scoperto.

Futures: ticker ib è dj600 e lo preferisco all eurostoxx. Differenza non tra 9 e 3 ma tra 9 e 0 (meno di un bps) se prendi questo. Per usa dovresti vedere se c e un Russell total market (c e sixuramente small cap molto liquido)

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Tue Aug 14, 2018 9:52 am

Ps mini nikkei da prendere è quello su borsa singapore N225M
Non dimenticarti M alla fine altrimenti per sbaglio prendi il Maxi come me :-)

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Wed Sep 05, 2018 10:59 am

Stavo sfogliando questo paper di Resolve https://www.investresolve.com/inc/uploads/pdf/yes-you-can-eat-sharpe-ratio.pdf (mi pare che non dica niente di nuovo)
e ho notato a pag 11 un riferimento a questo paper di riskmetrics per quanto riguardo il calcolo della volatilita' https://www.msci.com/documents/10199/d0905614-2771-46dc-b000-1a033146586a
E' un po' tecnico e ancora non l'ho letto, c'e' anche una versione concisa qui https://pdfs.semanticscholar.org/4f96/fb7d687f0fa4b34426c2e8ce6a186b1caecd.pdf

Si fa anche riferimento ad una precedente metodologia del 1994, piu' semplice, ma non ho ancora trovato il paper

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Fri Sep 28, 2018 2:15 pm

Admin wrote:Ps mini nikkei da prendere è quello su borsa singapore N225M
Non dimenticarti M alla fine altrimenti per sbaglio prendi il Maxi come me :-)

Sicuro che N225M sia il future su singapore?
Mi pare di capire che N225M sia quello su Tokyo, mentre quello a Singapore dovrebbe essere SGXNKM, no?


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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Sep 28, 2018 2:24 pm

Si scusami, mi sono confuso col decennale mini, quello dovrebbe essere trattato su Singapore.
Sul Giappone mi sembra di aver confrontato sia future nikkei sia topix su più borse e di essere arrivato alla conclusione che n225m fosse il più liquido tra i mini, ti risulta?

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Fri Sep 28, 2018 2:49 pm

Sì, il n225m è liquidissimo.
Altro dubbio: ricordo male o in passato mi avevi parlato di una funzione di rollover automatico? Come funziona?

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Sep 28, 2018 2:59 pm

Si una figata, inserisci il future nella watchlist, click destro, dal menu scegli combo o spread, qualcosa del genere (non ho pc davanti), si apre una maschera dove scegli front e back contract e ti crea in watchlist unoa strumento sintetico dove se piazzi ordine acquisto ti vende il front e compra il back simultaneamente, puoi mettere anche limite di prezzo (ie spread tra contratti) che sei disposto a pagare

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Oct 01, 2018 3:02 pm

Admin wrote:Si una figata, inserisci il future nella watchlist, click destro, dal menu scegli combo o spread, qualcosa del genere (non ho pc davanti), si apre una maschera dove scegli front e back contract e ti crea in watchlist unoa strumento sintetico dove se piazzi ordine acquisto ti vende il front e compra il back simultaneamente, puoi mettere anche limite di prezzo (ie spread tra contratti) che sei disposto a pagare

Speravo ci fosse proprio una funzionalità per impostare il roll automatico a certe condizioni (es. meno di un giorno a scadenza contratto). Se non si fosse capito, soffro di rolloveramnesiafobia Very Happy
E' anche vero che con i futures su indici, se anche ti dimentichi il roll, hai il cash settlement. Diventa problematico con i bonds dove hai la consegna fisica (mi ricordo che iwbank prevedeva delle belle mazzate se doveva regolare l'operazione al posto tuo, mentre non so come si comporti ibkr).

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Mon Oct 01, 2018 3:36 pm

La funzionalita' sono sicuro che la puoi programmare con le varie API che ti mettono a disposizione, pero' non penso ci sia una funzione nella TWS.

Impossibile dimenticarsi dell roll....quando si avvicina la scadenza iniziano a tempestarti di email in automatico.

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Sat Jan 05, 2019 11:57 pm

younggotti wrote:Qualche altra riflessione.

Mi suonava strano lo sharpe dei corporate bonds (0.45), parecchio elevato rispetto a quello di treasuries e stocks (circa 0.30 per entrambi). Però ha perfettamente senso: l'80% della varianza dei rendimenti dei corporate è spiegabile con un semplice portafoglio 90% treasuries + 10% stocks, il cui sharpe è 0.42. I corporate aggiungono un pizzico di efficienza in più, ma il grosso del beneficio deriva dal mix di rates + equity risk premium. In sostanza i corporate li vedrei assimilabili a una sorta di risk parity bonds/stocks e in questo senso, come investimento stand-alone, in termini di efficienza sono preferibili rispetto a stocks o governativi. In ottica di portafoglio chiaramente buona parte del beneficio si perde.

Tornando alle due alternetive (ETF corporate o itraxx), per un portafoglio senza leva la seconda strada non mi sembra percorribile. L'ETF itraxx è in sostanza una posizione corta CDS + cash collateral return. La correlazione con l'equity è molto alta (circa 70%), quindi un'allocazione su itraxx andrebbe a mangiare interamente la quota di equity. Il problema è che l'itraxx ha una vola troppo bassa (poco più del 2%, un sesto dell'equity) e questo per i miei gusti abbassa troppo il rendimento atteso del portafoglio (chiaramente d'altra parte abbassa anche il rischio). Senza considerare che, in termini di fee/vol, l'allocazione sull'ETF itraxx main è quasi 10 volte più costosa rispetto a quella equity (col crossover chiaramente andrebbe meglio).

L'alternativa sarebbe quindi quello dell'allocazione su corporate bonds. Nel caso dell'IG, l'allocazione attingerebbe per il 30% da stocks e il resto da govt bonds. Riflettendoci, nel mio caso però qui c'è un altro problema: quello fiscale. I governativi sono infatti tassati al 12.5, mentre i corporate al 26. Se introduco l'aspetto fiscale nell'ottimizzatore, l'allocazione sui corporate piomba a zero. Si potrebbero salvare gli EM bonds (la maggior parte degli emittenti sono in white list), ma non so se il gioco vale la candela.

Ho provato a fare un ragionamento sui bonds EM e, in particolare, su quelli local currency, che potenzialmente mi sembrano quelli più interessanti per un'eventuale inclusione nell'asset allocation.
Ho provato a regredirne i rendimenti vs le asset class con le quali teoricamente ci potrebbe essere un legame (EM equities, commodities, developed gov bonds, IL govt bonds). Ne vengono fuori relazioni positive con tutte le ACs, tutte statisticamente significative (tstat da 3.2 dei govies fino a 28 di EM equities). Ciò nonostante, la regressione ha un R2 inferiore a 0.5, il che indica che l'inclusione degli EM bonds potrebbe apportare benefici in ottica di portafoglio, perchè non sono un semplice mix di ACs già presenti.

Provando a ottimizzare lo sharpe (dal 1993 a oggi) di un portafoglio che include anche le classiche ACs (MSCI World, Dev Govies, IL, Commodities), gli EM Bonds ricevono un'allocazione nominale del 10% (17% in termini di risk allocation).

Su queste basi, credo che un'allocazione del 7.5% la farò. Sempre basandomi sulla regressione, un'allocazione ai bonds EM dovrebbe pescare (in termini di risk allocation) per il 65% dell'equity EM, per il 15% dalle commodities, per il 13% dagli IL e per il 7% dai govies. Nel mio caso lo switch sarebbe tra l'altro fiscalmente efficiente (tassazione al 12,5% anzichè 26% per EM equity e commodities), anche se il beneficio probabilmente è annullato dal fatto che l'ETF è caro (0.5%).

La scelta potrebbe essere interessante anche in chiave tattica, perchè secondo le stime di RA tra le principali asset class i bonds EM LC hanno lo sharpe più elevato (anche momentum è in miglioramento).

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Re: Risk Parity

Post by younggotti on Mon Jan 07, 2019 12:52 pm

Ho provato a fare la stessa analisi per l'altra AC che a volte viene inserita nei portafogli RP, cioè il real estate (credo che Resolve la usi).

Facendo l'analisi sull'intero storico, anche in questo caso viene fuori che le altre ACs spiegano poco più della metà della varianza dei risultati (r2 di 0.56). Il problema è che questo dato è molto influenzato da un periodo (lo scoppio della bolla tecnologica) durante il quale i reits si sono distaccati in maniera rilevante dalla AC che ne spiega buona parte della varianza (l'equity). Circoscrivendo l'analisi al periodo 2003-2018 l'r2 sale infatti a oltre il 70% (nello stesso periodo l'r2 della regressione dei bonds EM rimane attorno al 50%).

Su questa base direi che, come credo avessimo già concluso in passato, l'allocazione sui reits è probabilmente superflua in ottica di portafoglio.

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Re: Risk Parity

Post by nikmauri on Wed Jan 16, 2019 8:06 am

Ciao a tutti, provo ad iniziare a contribuire con una riflessione ed un link in generale su portfolio construction con uncertain inputs.
Negli ultimi mesi ho avuto il piacere di discutere con Robert Carver che e' l'ex head quant di MAN AHL che mi ha fatto razionalizzare che risk parity (ed altri allocation methodology) sono di base un risultato pratico di risolvere il problema di uncertainty nelle stime/previsioni in un ottimizzazione di portafoglio.

Qui vi indico due post sul suo blog che un po riassume questo concetto (spiega la journey da metodi classici a quello che lui chiama "Handcrafting" di un portafoglio). Sebbene non concordi tutto con lui (ad esempio secondo me sharpe ratio e' una misura limitata su cui ottimizzare) il resto e' molto intuitivo.

https://qoppac.blogspot.com/2018/12/portfolio-construction-through.html?m=1
https://qoppac.blogspot.com/2018/12/portfolio-construction-through_7.html?m=1

Qui in breve la mia view su questo come sia interpretabile nel concetto di risk parity (e quel poco che ho capito di come la state sviluppando). Scusate l'inglese ma l'avevo gia' scritto come appunto personale ed era piu facile copiarlo

A) Risk Parity >>> Is just assumption that no assumption on Returns (or equal returns) as difficult to estimate in portfolio optimization
B) Returns/Sharpe Estimation >>> Bootstrapping historical results is another way (short term results gets you to momentum allocation), if in bootstrapping you add scenarios/signals increase standard deviation of estimates potentially...good signals is what reduce this standard deviations (but increase tail risk?). Bootstrapping of historical returns with with Bayesian shrinkage can “smooth” allocation process (pure risk parity is full shrinked to zero) .
C) More Bayesian shrinkage should be use the greater is the “uncertainty of estimates” is greater
D) Risk is more stable variable so less shrinkage is necessary (risk parity uses zero shrinkage)
E) Hierarchy Risk Parity (Clustering)>>> Contains estimation error of correlations by grouping and avoid potential extreme weights (in standard risk parity this grouping is done based on sesitivity to states of economy)

Il mio modello di allocazione sta semplificando ancora piu la risk parity classica (credo che un ulteriore passo per un gestore e' capire cosa ha davanti...quindi meno stime ed assumption meglio il modello verra' gestito) ed di base ho solo due states of the economy (risk-on e risk-off come clustering) e per il resto mi affido alla price information (momentum). Per i momenti di transizione ho strategie alternative che non hanno bias/principal component a ne a risk-on ne a risk-off e di base derivano da market structure e inefficienze di mercato.

Per quanto riguarda gli strumenti da utilizzare (futures, ETFs e altro) fatemi sapere se posso aiutare


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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Jan 18, 2019 12:59 pm

Ciao Nik, assolutamente d'accordo con Carver, la risk parity ti toglie il fastidio di dover stimare i rendimenti che rendono i modelli media-varianza di fatto inutilizzabili nella vita reale poiche' instabili.
Inoltre RP e' anche molto stabile al variare dei modelli di stima della volatilita' e correlazioni, al rebalancing etc
L'ultima volta che ci eravamo visti mi eri sembrato molto crititico nei confronti della RP, mi sono sbagliato?
Mi sento di dire che io e youngotti in questi anni l'abbiamo sviscerata per bene (ciascuno aggiungendo un po' di personalizzazioni qua e la), sia come impostazione teorica che implementativa (ETF, futures da usare) non siamo piu' in fase di sviluppo ma di affinamento, mi sento di dire.
Gli ultimi affinamenti da parte di YG riguardano l'inclusione o meno di real estate e EM (young ti rispondo separatamente) mentre da parte mia continuo ad avere dei dubbi filosofici su come meglio strutturare il bucket inflation.
Non conoscevo Carver, non ho avuto ancora tempo per leggere i link ma ho visto che ha scritto due libri con ottime recensioni per cui ho appena comprato il primo - Systrematic Trading.

Domande sul tuo modello: da quello che ho capito hai un'allocazione risk based (assumo non parity ma con bias) per risk on e una per risk off. Cosa definisce un mercato risk-on o risk-off (o di transizione)? Una misura di momentum?
In cosa si sostanziano queste strategie per i momenti di transizione?

Forse la discussione piu' interessante e' non tanto sulla risk parity ma sulle strategie alternative e complementari discusse nell altro thread.

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Jan 18, 2019 1:10 pm

younggotti wrote:
younggotti wrote:Qualche altra riflessione.

Mi suonava strano lo sharpe dei corporate bonds (0.45), parecchio elevato rispetto a quello di treasuries e stocks (circa 0.30 per entrambi). Però ha perfettamente senso: l'80% della varianza dei rendimenti dei corporate è spiegabile con un semplice portafoglio 90% treasuries + 10% stocks, il cui sharpe è 0.42. I corporate aggiungono un pizzico di efficienza in più, ma il grosso del beneficio deriva dal mix di rates + equity risk premium. In sostanza i corporate li vedrei assimilabili a una sorta di risk parity bonds/stocks e in questo senso, come investimento stand-alone, in termini di efficienza sono preferibili rispetto a stocks o governativi. In ottica di portafoglio chiaramente buona parte del beneficio si perde.

Tornando alle due alternetive (ETF corporate o itraxx), per un portafoglio senza leva la seconda strada non mi sembra percorribile. L'ETF itraxx è in sostanza una posizione corta CDS + cash collateral return. La correlazione con l'equity è molto alta (circa 70%), quindi un'allocazione su itraxx andrebbe a mangiare interamente la quota di equity. Il problema è che l'itraxx ha una vola troppo bassa (poco più del 2%, un sesto dell'equity) e questo per i miei gusti abbassa troppo il rendimento atteso del portafoglio (chiaramente d'altra parte abbassa anche il rischio). Senza considerare che, in termini di fee/vol, l'allocazione sull'ETF itraxx main è quasi 10 volte più costosa rispetto a quella equity (col crossover chiaramente andrebbe meglio).

L'alternativa sarebbe quindi quello dell'allocazione su corporate bonds. Nel caso dell'IG, l'allocazione attingerebbe per il 30% da stocks e il resto da govt bonds. Riflettendoci, nel mio caso però qui c'è un altro problema: quello fiscale. I governativi sono infatti tassati al 12.5, mentre i corporate al 26. Se introduco l'aspetto fiscale nell'ottimizzatore, l'allocazione sui corporate piomba a zero. Si potrebbero salvare gli EM bonds (la maggior parte degli emittenti sono in white list), ma non so se il gioco vale la candela.

Ho provato a fare un ragionamento sui bonds EM e, in particolare, su quelli local currency, che potenzialmente mi sembrano quelli più interessanti per un'eventuale inclusione nell'asset allocation.
Ho provato a regredirne i rendimenti vs le asset class con le quali teoricamente ci potrebbe essere un legame (EM equities, commodities, developed gov bonds, IL govt bonds). Ne vengono fuori relazioni positive con tutte le ACs, tutte statisticamente significative (tstat da 3.2 dei govies fino a 28 di EM equities). Ciò nonostante, la regressione ha un R2 inferiore a 0.5, il che indica che l'inclusione degli EM bonds potrebbe apportare benefici in ottica di portafoglio, perchè non sono un semplice mix di ACs già presenti.

Provando a ottimizzare lo sharpe (dal 1993 a oggi) di un portafoglio che include anche le classiche ACs (MSCI World, Dev Govies, IL, Commodities), gli EM Bonds ricevono un'allocazione nominale del 10% (17% in termini di risk allocation).

Su queste basi, credo che un'allocazione del 7.5% la farò. Sempre basandomi sulla regressione, un'allocazione ai bonds EM dovrebbe pescare (in termini di risk allocation) per il 65% dell'equity EM, per il 15% dalle commodities, per il 13% dagli IL e per il 7% dai govies. Nel mio caso lo switch sarebbe tra l'altro fiscalmente efficiente (tassazione al 12,5% anzichè 26% per EM equity e commodities), anche se il beneficio probabilmente è annullato dal fatto che l'ETF è caro (0.5%).

La scelta potrebbe essere interessante anche in chiave tattica, perchè secondo le stime di RA tra le principali asset class i bonds EM LC hanno lo sharpe più elevato (anche momentum è in miglioramento).

Io ricordo dai miei backtest che EM credit non aggiungeva nulla a livello di portafoglio, ma non e' un motivo sufficiente per non includerla in futuro, si rischia il data mining. In teoria EM credit dovrebbe essere un inflation play. Altra considerazione da fare e' che il paradigma EM e' cambiato. La seconda economia al mondo e' ancora classificata come EM, cosi' come South Korea e Taiwan. Se si trattano gli EM come una volta si rischia di non essere sufficientemente esposti, io penso che i portafogli debbano avere un maggiore esposizione agli EM rispetto al passato. Nella mia implementazione EM equity pesa tanto quanto US, Europe o JPM Equity. Francamente per la parte credit non mi sono posto il problema. Sicuramente non toglierei allocation ai govies per fare posto a EM credit. Noto anche che i principali fondi RP non hanno EM credit, probabilmente per problemi di liquidita'/capacity.

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Jan 18, 2019 1:13 pm

younggotti wrote:Ho provato a fare la stessa analisi per l'altra AC che a volte viene inserita nei portafogli RP, cioè il real estate (credo che Resolve la usi).

Facendo l'analisi sull'intero storico, anche in questo caso viene fuori che le altre ACs spiegano poco più della metà della varianza dei risultati (r2 di 0.56). Il problema è che questo dato è molto influenzato da un periodo (lo scoppio della bolla tecnologica) durante il quale i reits si sono distaccati in maniera rilevante dalla AC che ne spiega buona parte della varianza (l'equity). Circoscrivendo l'analisi al periodo 2003-2018 l'r2 sale infatti a oltre il 70% (nello stesso periodo l'r2 della regressione dei bonds EM rimane attorno al 50%).

Su questa base direi che, come credo avessimo già concluso in passato, l'allocazione sui reits è probabilmente superflua in ottica di portafoglio.

Si sono d'accordo, e' un bene reale ma alla fine l'andamento e' molto legati al ciclo economico. Direi che l'allocazione indiretta attraverso gli indici equity possa bastare.

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Fri Jan 18, 2019 1:30 pm

Inflation basket: i miei dubbi

Un po' ne avevamo gia' parlato relativamente all'oro... Per quanto riguarda l'oro mi sono convinto che e' meglio inserirlo in portafoglio a cambio aperto (vs compertura EUR/USD).

Le commodities invece secondo me sono un area grigia, alcune le farei a cambio aperto (energy, metalli preziosi - diciamo global commodities) e altre cambio coperto (quelle local US, agriculture). Cmq l'opzione di differenziare per tipologia non esiste quindi le faccio principalmente con ETF a cambio scoperto.

Sugli inflation linked invece ho ancora piu' dubbi. Se l'obiettivo del bucket inflation e' proteggere il valore reale del portafoglio in EUR, sicuramente ci stanno bene Euro IL bonds, sale l'inflazione area euro e i bond ne beneficiano, ma i bonds IL di altri paesi??

Es. Se ECB inizia a stampare moneta e parte l'inflazione eurozona non saranno i bonds IL giapponesi a valuta coperta a proteggere il valore reale del portafoglio. Se parte inflazione Euro l'EUR si deprezza vs JPY e io con la copertura non ne beneficio. Quindi sarebbe meglio farli a valuta scoperta? Pero' a quel punto la posizione diventa una posizione principalmente sulla valuta (i rendimenti del trade al 90% saranno spiegati dall'andamento del cross e non del bond) per cui non vale neanche la pena prendere il bond IL, piu' facile ed efficiente direttamente il forex.
Chiaramente i bond IL JPY si apprezzeranno se sale inflazione giapponese ma non e' il motivo per cui sono stati inseriti in portafoglio (che e' proteggere il potere di acquisto in EUR).


In sostanza la domanda e' questa: in un portafoglio risk parity c'e' un ruolo per i bond IL in valuta (coperta?)?  
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Re: Risk Parity

Post by nikmauri on Wed Jan 23, 2019 5:20 pm

Admin wrote:Ciao Nik, assolutamente d'accordo con Carver, la risk parity ti toglie il fastidio di dover stimare i rendimenti che rendono i modelli media-varianza di fatto inutilizzabili nella vita reale poiche' instabili.
Inoltre RP e' anche molto stabile al variare dei modelli di stima della volatilita' e correlazioni, al rebalancing etc
L'ultima volta che ci eravamo visti mi eri sembrato molto crititico nei confronti della RP, mi sono sbagliato?
Mi sento di dire che io e youngotti in questi anni l'abbiamo sviscerata per bene (ciascuno aggiungendo un po' di personalizzazioni qua e la), sia come impostazione teorica che implementativa (ETF, futures da usare) non siamo piu' in fase di sviluppo ma di affinamento, mi sento di dire.
Gli ultimi affinamenti da parte di YG riguardano l'inclusione o meno di real estate e EM (young ti rispondo separatamente) mentre da parte mia continuo ad avere dei dubbi filosofici su come meglio strutturare il bucket inflation.
Non conoscevo Carver, non ho avuto ancora tempo per leggere i link ma ho visto che ha scritto due libri con ottime recensioni per cui ho appena comprato il primo - Systrematic Trading.

Domande sul tuo modello: da quello che ho capito hai un'allocazione risk based (assumo non parity ma con bias) per risk on e una per risk off. Cosa definisce un mercato risk-on o risk-off (o di transizione)? Una misura di momentum?
In cosa si sostanziano queste strategie per i momenti di transizione?  

Forse la discussione piu' interessante e' non tanto sulla risk parity ma sulle strategie alternative e complementari discusse nell altro thread.

Ciao Mario,

io sono critico (a volte molto) nel concetto commercialmente diffuso di risk parity. Quello di cui sono critico e' il focalizzarsi sul fatto di "pesare" per il rischio varie asset class (che funziona benissimo in backtest x meno di 20 anni) e meno sul fatto che il succo della performance sta tra la correlazione tra queste. In un esempio semplice, in portafoglio di solo equity e bond governativi la risk parity funziona benissimo fin che i due hanno una correlazione negativa. Questo non necessariamente quando questo non succede (ad esempio in periodi di reflazione estrema...o deflazione fissa e continua come il Giappone).

Come dicevo lo schema sopra mi ha aiutato a "razionalizzare" meglio alcuni concetti che sentivo di pancia nella mia pratica. La parte su cui sono piu critico non e' la risk parity (ie.. pesare per il rischio), anche se alcune cose si possono migliorare, ma su come sono fatti normalmente i bucket/clusters tra le asset class prima di applicare la risk parity in modo da avere un profilo piu stabile. Per fare un esempio tutti i fondi di risk premia usano risk parity per aggregare i fattori....pochi pero' li dividono prima in cluster in modo da controllare per deviazioni delle correlazioni da quelle storiche....con in alcuni casi i risultati che si sono verificati nel 2018.

Nel mio risk-on e risk-off li definisco in termini con componenti principali ed in particolare solo delle componente "risk-on" (i.e. e' tutto risk off quello che ha mostrato costanza di avere una componente principale negativa al risk-on). Per me gli stumenti "risk-on" sono gli strumenti che hanno un conditional beta alto ai rendimenti azionari e alla volatilità (sia realizzata che implicita) negli scenari in cui tali rendimenti e volatilità sono nella parte di distribuzione "negativa" di almeno 1 sigma (i.e. se equity sta perdendo, oppure se la vola sta salendo). [Guardare solo agli scenari di perdita aiuta ad isolare le componenti in uno scenario in cui l'economia e considerato crescere in media]

Mi piace un modello cosi semplificato perche' di solito i momenti di transizione si accompagnano a pochi rendimenti delle asset class, ma con molta volatilita' e quindi porta a semplificare la collocazione di alcuni strumenti ed in media "sbagliare" in momenti di transizione solo se il mercato sale (e quindi overhedge per momementi di crisi systemiche).
Detto questo e' una semplificazione a cui poi aggiungo molti interventi tattici miei "meno systematici". Quello che sto guardando e' aggiungere un bucket di "arbitrage" trades alternativi che dovrebbero performare nei momenti di transizione...ma questo con asset class dirette e' presso che introvabile.

Giungendo all'inflation bucket e' molto complesso (particolarmente perche' molte asset class facili da investi ormai hanno perso la loro essenza di bene reale a scapito di muoversi come bene finanziario). Da un altra analisi forse lo strumento piu liquido per tradare inflation expectations sono Tassi a lunga (i.e. Treasury e Bunds) meno short term rates (o ancora meglio i "real rates"). Questo e' una delle considerazioni pero' che mi porta a pensare che avere i Treasury e Bunds nel cluster "risk-off" non e' del tutto corretto. C'e' anche chi ha un argumente che le azioni sono gia' in se delle inflation assets.
Questo un altro motivo perche' ho solo 2 scenari dell'economia. Preferisco escludere gli scenari di inflazione per non dover considerare gli effetti sui tipical assets come azioni e bund.
Qui mi fermo perche' e' un discorso molto lungo che anche io non ho ancora ben razionalizzato (sto facendo del lavoro)

N


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Re: Risk Parity

Post by nikmauri on Wed Jan 23, 2019 5:23 pm

Admin wrote:
younggotti wrote:
younggotti wrote:Qualche altra riflessione.

Mi suonava strano lo sharpe dei corporate bonds (0.45), parecchio elevato rispetto a quello di treasuries e stocks (circa 0.30 per entrambi). Però ha perfettamente senso: l'80% della varianza dei rendimenti dei corporate è spiegabile con un semplice portafoglio 90% treasuries + 10% stocks, il cui sharpe è 0.42. I corporate aggiungono un pizzico di efficienza in più, ma il grosso del beneficio deriva dal mix di rates + equity risk premium. In sostanza i corporate li vedrei assimilabili a una sorta di risk parity bonds/stocks e in questo senso, come investimento stand-alone, in termini di efficienza sono preferibili rispetto a stocks o governativi. In ottica di portafoglio chiaramente buona parte del beneficio si perde.

Tornando alle due alternetive (ETF corporate o itraxx), per un portafoglio senza leva la seconda strada non mi sembra percorribile. L'ETF itraxx è in sostanza una posizione corta CDS + cash collateral return. La correlazione con l'equity è molto alta (circa 70%), quindi un'allocazione su itraxx andrebbe a mangiare interamente la quota di equity. Il problema è che l'itraxx ha una vola troppo bassa (poco più del 2%, un sesto dell'equity) e questo per i miei gusti abbassa troppo il rendimento atteso del portafoglio (chiaramente d'altra parte abbassa anche il rischio). Senza considerare che, in termini di fee/vol, l'allocazione sull'ETF itraxx main è quasi 10 volte più costosa rispetto a quella equity (col crossover chiaramente andrebbe meglio).

L'alternativa sarebbe quindi quello dell'allocazione su corporate bonds. Nel caso dell'IG, l'allocazione attingerebbe per il 30% da stocks e il resto da govt bonds. Riflettendoci, nel mio caso però qui c'è un altro problema: quello fiscale. I governativi sono infatti tassati al 12.5, mentre i corporate al 26. Se introduco l'aspetto fiscale nell'ottimizzatore, l'allocazione sui corporate piomba a zero. Si potrebbero salvare gli EM bonds (la maggior parte degli emittenti sono in white list), ma non so se il gioco vale la candela.

Ho provato a fare un ragionamento sui bonds EM e, in particolare, su quelli local currency, che potenzialmente mi sembrano quelli più interessanti per un'eventuale inclusione nell'asset allocation.
Ho provato a regredirne i rendimenti vs le asset class con le quali teoricamente ci potrebbe essere un legame (EM equities, commodities, developed gov bonds, IL govt bonds). Ne vengono fuori relazioni positive con tutte le ACs, tutte statisticamente significative (tstat da 3.2 dei govies fino a 28 di EM equities). Ciò nonostante, la regressione ha un R2 inferiore a 0.5, il che indica che l'inclusione degli EM bonds potrebbe apportare benefici in ottica di portafoglio, perchè non sono un semplice mix di ACs già presenti.

Provando a ottimizzare lo sharpe (dal 1993 a oggi) di un portafoglio che include anche le classiche ACs (MSCI World, Dev Govies, IL, Commodities), gli EM Bonds ricevono un'allocazione nominale del 10% (17% in termini di risk allocation).

Su queste basi, credo che un'allocazione del 7.5% la farò. Sempre basandomi sulla regressione, un'allocazione ai bonds EM dovrebbe pescare (in termini di risk allocation) per il 65% dell'equity EM, per il 15% dalle commodities, per il 13% dagli IL e per il 7% dai govies. Nel mio caso lo switch sarebbe tra l'altro fiscalmente efficiente (tassazione al 12,5% anzichè 26% per EM equity e commodities), anche se il beneficio probabilmente è annullato dal fatto che l'ETF è caro (0.5%).

La scelta potrebbe essere interessante anche in chiave tattica, perchè secondo le stime di RA tra le principali asset class i bonds EM LC hanno lo sharpe più elevato (anche momentum è in miglioramento).

Io ricordo dai miei backtest che EM credit non aggiungeva nulla a livello di portafoglio, ma non e' un motivo sufficiente per non includerla in futuro, si rischia il data mining. In teoria EM credit dovrebbe essere un inflation play. Altra considerazione da fare e' che il paradigma EM e' cambiato. La seconda economia al mondo e' ancora classificata come EM, cosi' come South Korea e Taiwan. Se si trattano gli EM come una volta si rischia di non essere sufficientemente esposti, io penso che i portafogli debbano avere un maggiore esposizione agli EM rispetto al passato. Nella mia implementazione EM equity pesa tanto quanto US, Europe o JPM Equity. Francamente per la parte credit non mi sono posto il problema. Sicuramente non toglierei allocation ai govies per fare posto a EM credit. Noto anche che i principali fondi RP non hanno EM credit, probabilmente per problemi di liquidita'/capacity.

Per mia esperienza se vedere EM come un risky asset (come forse e' la sua essenza di piu breve periodo) non aggiunge valore. Ha un beneficio minimo di diversificazione ora dato che l'importanza sull'economia globale di EM e' molto superiore a quanto si possa vedere mai in un backtest e quindi l'effeto di stabilizzazione in tal senso. A mio parere e' piu facile escluderlo

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Re: Risk Parity

Post by nikmauri on Wed Jan 23, 2019 5:35 pm

Admin wrote:Inflation basket: i miei dubbi

Un po' ne avevamo gia' parlato relativamente all'oro... Per quanto riguarda l'oro mi sono convinto che e' meglio inserirlo in portafoglio a cambio aperto (vs compertura EUR/USD).

Le commodities invece secondo me sono un area grigia, alcune le farei a cambio aperto (energy, metalli preziosi - diciamo global commodities) e altre cambio coperto (quelle local US, agriculture). Cmq l'opzione di differenziare per tipologia non esiste quindi le faccio principalmente con ETF a cambio scoperto.

Sugli inflation linked invece ho ancora piu' dubbi. Se l'obiettivo del bucket inflation e' proteggere il valore reale del portafoglio in EUR, sicuramente ci stanno bene Euro IL bonds, sale l'inflazione area euro e i bond ne beneficiano, ma i bonds IL di altri paesi??

Es. Se ECB inizia a stampare moneta e parte l'inflazione eurozona non saranno i bonds IL giapponesi a valuta coperta a proteggere il valore reale del portafoglio. Se parte inflazione Euro l'EUR si deprezza vs JPY e io con la copertura non ne beneficio. Quindi sarebbe meglio farli a valuta scoperta? Pero' a quel punto la posizione diventa una posizione principalmente sulla valuta (i rendimenti del trade al 90% saranno spiegati dall'andamento del cross e non del bond) per cui non vale neanche la pena prendere il bond IL, piu' facile ed efficiente direttamente il forex.
Chiaramente i bond IL JPY si apprezzeranno se sale inflazione giapponese ma non e' il motivo per cui sono stati inseriti in portafoglio (che e' proteggere il potere di acquisto in EUR).


In sostanza la domanda e' questa: in un portafoglio risk parity c'e' un ruolo per i bond IL in valuta (coperta?)?  
Views?

La risposta mia e' no. Piu che altro che se si assume che i tassi a lunga non si discostino mai troppo all'expectation dell'inflazione non portano piu beneficio che il cash in termine di mark to market.
Avere assets che invece siano convessi all'inflazione sarebbe ottimo...ma e' un po l'holy grail. E' un topic super interessante e secondo e sta piu in asset "private" o simili private e meno finanziari (su questo conto su Mario!). Per esempio stavo guardando questi due ETF listati per accedere a real asset backed investments in modo piu liquito.

https://www.graviscapital.com/funds/gcp-asset-backed/about
https://www.graviscapital.com/funds/gcp-student/about

Best
N

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Re: Risk Parity

Post by Admin on Tue Feb 05, 2019 1:14 pm

La mia risposta e' "ni". Nel senso che se investi in IL in chiave difensiva (proteggere il portafoglio da inflazione) allora ha poco senso prendere IL non-EUR con valuta coperta.
Se invece lo fai in chiave offensiva (generare ritorni dalla ripresa dell inflazione in giro per il mondo) allora puo' avere un senso.

PS Non conosco quei fondi quotati ma in generale evito veicoli quotati in cui il sottostante non e' liquido. La performance e' un'orologio svizzero finche' tutto va bene, poi fanno boom all'improvviso o iniziano a quotare a forte sconto sul NAV..

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